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Filtri

10 Novembre 2018 / 17:00 - 25 Novembre 2018 / 19:00

Gratuito

Filtro è cioè che sovrapposto all’oggettività delle cose, potremmo dire alla loro verità, deforma, modifica la visione, ne seleziona alcune parti a discapito di altre.

La lettura che ci suggerisce Marco Gubellini è che molti degli ambiti primari del nostro vivere (etica, estetica, spiritualità, convivenza…) giungano a noi dopo essere stati appunto FILTRATI.

Come viviamo, percepiamo, comprendiamo quindi, la realtà? Come ci viene comunicata, e raccontata? Già nella locandina, come se fosse una delle opere della mostra, ci suggerisce di porre attenzione a quella specie di polvere sottile e luminescente che tutto copre e nasconde l’insidia di un’eccessiva personalizzazione della visione.

Ne deriva che tutto dipende da chi questo filtro lo crea, consciamente o meno, e da chi lo subisce. Gioca, quindi, un ruolo fondamentale, la consapevolezza che le parti hanno della situazione in essere.

L’artista vede questa reciprocità d’errore nella comunicazione che crea un cortocircuito come un gatto che si morde la coda; un telefono senza fili in cui ognuno modifica l’informazione attraverso i propri sensi dando origine a un messaggio distorto nella forma e nell’essenza.

Le sue opere mirano a esplicitare, a smascherare questi meccanismi. Appiattimento o esasperazione dei punti di vista sono gli aspetti che tende a sottolineare.

 

Si tratta di installazioni iperrealiste che traspongono in forme tangibili le immagini create dalla testa dell’autore di fronte alle proprie riflessioni. Non si vuole lasciare spazio allo sforzo di lettura della bidimensionalità o a interpretazioni troppo soggettive di quello che si ha davanti: si tratta di allegorie in cui ogni dettaglio trova un posto all’interno del messaggio senza margini di fraintendimento.

La presenza e il concatenarsi di ogni pezzo ha una logica spesso schiacciante e meccanica, sarcastica e caustica: ogni elemento si lega agli altri in un rapporto di causa-effetto in cui lo spettatore assiste impotente. Farsi coinvolgere vorrebbe dire prendere un posto, ricoprire un ruolo all’interno di quegli elementi, sostituirne anche uno solo andando a interrompere la sequenza innescata.

Non si tratta di interattività richiesta o dichiarata -solo all’interno di “Cadavre exquis” si palesa un terzo posto per l’osservatore- ma, in generale, si tratta più di una provocazione che attende reazioni estemporanee o che si svilupperanno fuori dal tempo della mostra.

Estetica falsata, comunicazione anestetizzata di massa, incapacità di senso critico generato dall’assuefazione alla superficialità dei media attuali “modellatori di menti” portano alla ricerca di risposte false e altrettanto superficiali, qui ci servite su un piatto d’argento. È davvero più dolce e leggero questo mondo dorato e glassato o ci accorgeremo di quel che ci vogliono nascondere?

L’artista non sembra credere in una possibile redenzione di questa società se non attraverso una presa di coscienza forte, una terapia d’urto che risvegli i sensi e il senso di ciò che siamo o potremmo essere.

Non un intento moralistico ma più che altro una dichiarazione di consapevolezza.

Teste, croci, scimmie, feci… appaiono in un insieme che non lascia indifferenti, smuovono certezze, pungolano le riflessioni.

 

È qui esposta per la prima volta anche una serie di disegni a penna; l’autore stesso si ritrae in diverse situazioni che potremmo definire metafisiche o surreali ma nate da un percorso introspettivo non privo di asperità.

La poetica è in un certo senso la stessa delle installazioni ma utilizzando uno stile più scarno, depurato dai colori e dalle necessità della plastica arriva più dritto all’essenza delle costruzioni immaginifiche della psiche (dell’autore ma non solo).

 

Il primo filtro siamo noi, è in noi.

 

Chiara Gafforini

 

Luogo

Galleria ARTEATRO Fondazione S. Domenico
Piazza Trento e Trieste, 6
Crema,
+ Google Maps
Sito web:
http://www.teatrosandomenico.com/arteatro.php

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