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DIS-TURBI INTERIORI

Luogo: ARTHAUS – Via Borgo palazzo, 10 Bergamo (Italy)

Organizzatore: ARTHAUS Associazione culturale – Antonella Massa

Quando: dal 19 maggio al 2 giugno 2012

 

“Dis-turbi interiori”

Marco Gubellini

Ho sempre pensato che un autore dovrebbe parlare di ciò che sa e non di ciò che non conosce .Quindi , secondo questo pensiero, non avrei potuto parlare di Marco e delle sue opere  poiché ci conosciamo proprio da pochissimo tempo e il suo lavoro è una scoperta recente, tanto recente da non essere stata neppure ancora assimilata dopo l’allestimento. Eppure il suo linguaggio che definisco sicuramente contemporaneo mi è arrivato subito e con forza. Con quell’urto spontaneo e irruente che è proprio di un’età, di una generazione , quella dei trentenni, che mi è così familiare grazie ad un figlio che ha pochi anni in meno di Marco e grazie a tanti allievi che frequentano i corsi con cui coltivo un dialogo profondo, analitico, di crescita e di confronto. È in questi avvicinamenti, a volte più difficili, a volte più diretti, che ho imparato a capire che il mondo di questa generazione è un mondo che si esprime in maniera rapida, autoironica,a volte propende alla forma sarcastica, ma più come forma di difesa perché infatti credo fermamente che sia una generazione a cui è stato portato via tanto: un vero credo, un credibile futuro, delle credibili scelte. Ecco che allora la comunicazione del sé modifica i suoi codici, trasforma i suoi messaggi, cancella le lunghe frequenze, le incise e le attese e costruisce le forme di autodenuncia esistenziale. Non c’è più l’ansia come stato di emotività confusa latente, ma nasce l’io-ansia che controlla le azioni. Non si realizza l’ipotesi dell’incomunicabilità tra due esseri, ma si vive ogni relazione come incomunicabile . d’altronde non è tutto precario in fondo? E gli altri ci vengono incontro come opportunità o come peso? Non sono le domande che una condizione di incertezza generale fa sorgere in chiunque di noi?  Marco è un chiaro rappresentante della sua generazione, del suo tempo e dello spirito sociale di questo tempo,quindi reagisce a questa pressione esteriore-interiore con strumenti che possono sembrare a tratti  ludici, poco maturi o poco coscienti, la battuta, lo scherzo o scherno, la parodia demenziale….ma che contraddistinguono invece una situazione esistenziale che tenta in tutti i modi di opporsi alla perdita della fiducia e che ricerca a tutti i costi di confermare la propria identità sviscerandola dai dogmi che l’ hanno preceduta e poi magari tradita, provocando quindi dis-sonanze, dis-agi, dis-conoscenze, effettivamente come dice marco, dis-turbi interiori da espellere.

Accostandosi alle sue fotografie dobbiamo innanzi tutto dichiararne la non pretesa di essere prese come opere fotografiche in senso stretto ovvero prodotti di una ricerca compositiva e di una tecnica espressiva proprie della fotocamera. I lavori di Marco consistono in elaborazioni personalissime (sua è infatti la presenza costante) di situazioni emotive esistenziali in cui l’uso della fotografia diventa costruzione scenografica, ambientazione del pensiero-disagio o del pensiero-leggerezza o del pensiero-dubbio…grazie ad un’opera di collage al computer dei diversi scatti da lui concepiti per arrivare all’opera compiuta.

Non parlerei quindi propriamente di fotografia bensì di linguaggio fotografico rielaborato, una sorta di “tecnica comunicativa mista” che intende indagare in maniera rapida, ironica e anche  autoreferenziale su alcuni bisogni che coinvolgono l’animo umano. Marco usa una fotocamera digitale compatta, esegue molti scatti ed autoscatti, ricerca gli elementi che servono alle sue composizioni in modo veloce quasi compulsivo perché , a detta di lui, soffermarsi eccessivamente  sulla composizione gli toglierebbe lo stimolo intuitivo primario che gli ha provocato la ricerca perdendo di conseguenza interesse alla realizzazione. Anche questo fa parte della sua generazione: penso e realizzo. Se ci penso troppo perdo lo spirito creativo primitivo e soccombo nella forma anziché nella sostanza.

Ma al di là di queste riflessioni, c’è da cogliere in questa mostra lo spunto per osservare senza paraocchi mentali un  linguaggio comunicativo sincero, autoironico e generosamente accessibile.

Antonella Massa

Dis Turbi Interiori
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